LE STRUTTURE D'IMPATTO


Le impattiti

L'immagine ritrae una sezione di suevite, una roccia metamorfosata dall'impatto di un asteroide, proveniente dal cratere di Ries in Germania (diametro 24km - età 14.4 milioni di anni). Questa tipologia di rocce presentano evidenti segni di shock termici e meccanici dovuti all'impatto.

Collezione: MegaMeteorite.com

Nell'immagine è ritratta una sezione di impattite proveniente dal cratere di Araguainha, Brasile. Questo cratere ha un diametro di 40km ed è datato 254 milioni di anni. Probabilmente questo impatto ha causato l'estinzione di massa avvenuta tra Permiano e Triassico. La porosità della roccia è dovuta ai gas intrappolati durante l'impatto.

Collezione: MegaMeteorite.com

Durante gli impatti di proporzioni maggiori, la quantità di energia liberata è immensa, le rocce del corpo colpito vengono modificate da intessissimi shock meccanici e termici, queste rocce vengono denominate "impattiti". Tali mutamenti (metamorfosi) rimangono a perenne testimonianza dell'impatto, anche se il cratere è stato del tutto cancellato le rocce metamorfosate possono ancora essere rinvenute e studiate.
La natura originaria delle rocce preesistenti viene del tutto alterata, seppur di brevissima durata, le intense pressioni e temperature possono portare alla fusione completa o parziale del materiale. A seguito dell'impatto possono crearsi nuovi minerali, i cristalli e le microstrutture cristalline vengono distrutte, eventuali fossili presenti nei sedimenti vengono deformati. Ovviamente le rocce colpite possono essere di diverso tipo, le impattiti che ne deriveranno saranno di conseguenza diverse, ricordando in parte la natura del materiale di partenza.
Allontanandosi dal cretere l'alterazione delle rocce è via via meno intensa, ad esempio le rocce non presenteranno segni di alterazione termica, tuttavia potrebbero presentare modificazioni dovute allo shock meccanico. Ad esempio, le onde sismiche provocate dall'impatto, propagandosi nella roccia creeranno delle strutture denominate "shatter cones" (fratture a cuneo).
 

Questa immagine ritrae due belemniti fossili, cefalopodi marini, lontani parenti di polpi, seppie e calamari, caratterizzati da una conchiglia interna, l'unica parte che solitamente si rinviene fossilizzata. Il fossile a sinistra è integro, mentre il fossile di destra è stato trovato nei pressi del cratere Ries in Germania (diametro 24km - età 14.4 milioni di anni). La sua struttura è stata frammentata e distorta dallo spostamento degli strati rocciosi a seguito dell'impatto.

Collezione: MegaMeteorite.com

Quello ritratto nell'immagine è uno shatter cone proveniente dal cratere Ries in Germania (diametro 24km - età 14.4 milioni di anni). Queste fratture dallo sviluppo conico sono state create dalla propagazione delle onde sismiche provocate dall'impatto.

Fonte: NASA

 

L'immagine mostra un campione di "Vetro Libico". Si tratta di un vetro naturale prodotto dalla fusione e dal successivo rapido raffreddamento della sabbia del deserto del Sahara. Gli scienziati sono ancora incerti a proposito di quale possa essere stata la fonte di calore che diede origine a questo materiale, ma sembra assodato che si tratti del risultato di un impatto meteoritico, o dell'esplosione in atmosfera di un corpo celeste.

Collezione: MegaMeteorite.com

Questi vetri d'impatto, chiamati irgiziti, provengono dal cratere Zhamanshin, Kazakistan. Il cratere ha un diametro di 14km ed è datato circa 900 mila anni. Si crede che sia l'impatto più recente abbastanza vasto da creare un "inverno nucleare" (le polveri sollevate in atmosfera andarono a creare uno scudo impermeabile ai raggi solari che fece precipitare le temperature), tuttavia non sufficiente a causare un'estinzione di massa.

Collezione: MegaMeteorite.com

Come detto in precedenza, l'intessissimo calore generato dall'impatto può portare alla completa fusione della roccia che raffreddandosi rapidamente darà origine ad oggetti dall'aspetto vetroso. Tali oggetti possono essere scagliati dalla violenza dell'impatto anche a centinaia di chilometri di distanza. Durante il "volo" nell'atmosfera il vetro, ancora parzialmente fuso, può assumere varie forme aerodinamiche. In divere zone della Terra vengono continuamente raccolte grandi quantità di campioni vetrosi, veri e propri pezzi di "vetro", tipicamente di colore nero (ricordano vagamente l'ossidiana), o più raramente di colore verdastro. In alcuni casi la roccia o la sabbia dalla quale questi vetri si sono formati presenta un'elevata purezza, in grado quindi di dare origine a vetri quasi del tutto trasparenti. Talvolta queste strutture si trovano inglobate in rocce poco compatte, oppure affossate in soffici terreni o addirittura appoggiate sul fondo sabbioso del deserto. In alcuni casi l'impatto, ed il relativo cratere che ha prodotto queste strutture non è stato ancora identificato, si ipotizza infatti che non sia necessario un vero e proprio impatto, potrebbe essere sufficente che l'oggetto extraterrestre esploda nell'atmosfera, l'onda di calore generata può portare le rocce a fusione.
Tra i vari vetri d'impatto rinvenibili sulla Terra, i più diffusi e abbondanti sono denominati "tectiti". Vengono raccolti da 4 diversi bacini, ciascuno dei quali associato ad uno specifico impatto: Moldavia (Rep. Ceca), Australia - Sud Asia, Nord America e Costa d'Avorio. Le tectiti in assoluto più abbondanti sono quelle provenienti dal sud-est asiatico (Thailandia, Vietnam, Laos e Cambogia), denominate "indociniti". In qualsiasi mostra-mercato di minerali, fossili e gemme è possibile trovarne in vendita svariati chilogrammi a prezzi molto contenuti.
 

Questi due vetri d'impatto provengono dall'Australia, prendono dunque il nome di australiti. Sono datati circa 780 mila anni e sembrano essersi formati assieme alle tectiti provenienti dal sud-est asiatico. L'impatto che produsse questi vetri non è stato ancora identificato. I campioni meglio conservati presentano una forma areodinamica "a bottone", gli ingegneri della NASA si ispirarono proprio a questi oggetti per progettare i moduli di rientro dallo spazio.

Collezione: MegaMeteorite.com

Queste sono due classiche indociniti, con la tipica forma aerodinamica "ad osso" ed "a goccia". Recenti analisi satellitari sembrano aver identificato un gigantesco cratere, di addirittura quasi 500km di diametro (Cratere della Terra di Wilkes), sotto oltre 1km di ghiaccio nella parte est del continente antartico. Se questa scoperta venisse confermata questa struttura potrebbe essere un'ottima candidata come fonte delle tectiti.

Fonte: NASA